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Bitcoin scende sotto i 77.000 dollari: tensioni USA-Iran scuotono i mercati globali

Bitcoin scende sotto i 77.000 dollari: tensioni USA-Iran scuotono i mercati globali

Bitcoin è sceso sotto quota 77.000 dollari dopo una nuova escalation militare tra Stati Uniti e Iran. L’aumento del prezzo del petrolio, le vendite sui mercati azionari e le liquidazioni delle posizioni long hanno aumentato la pressione sul mercato crypto.

Bitcoin è tornato sotto pressione dopo una nuova escalation delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. La principale criptovaluta è scesa sotto quota 77.000 dollari, mentre l’aumento del prezzo del petrolio e il deterioramento del sentiment sui mercati globali hanno spinto gli investitori a ridurre l’esposizione agli asset più rischiosi.

Nel corso della sessione BTC ha perso prima il livello dei 78.000 dollari e successivamente quello dei 77.000, arrivando in area 76.700 dollari. Il movimento è avvenuto dopo che le forze statunitensi hanno annunciato nuovi attacchi contro obiettivi iraniani.

Bitcoin perde terreno dopo l’escalation geopolitica

La nuova fase di tensione in Medio Oriente ha avuto effetti immediati sui mercati finanziari.

Secondo quanto comunicato dallo U.S. Central Command, le forze americane hanno colpito obiettivi collegati al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. L’operazione è arrivata dopo episodi che avrebbero coinvolto navi commerciali nell’area dello Stretto di Hormuz e personale militare statunitense.

Bitcoin, che nella stessa giornata aveva raggiunto un massimo vicino a 79.000 dollari, ha reagito rapidamente al peggioramento del quadro geopolitico.

Anche Ethereum è sceso sotto quota 2.400 dollari, mostrando come la pressione di vendita abbia coinvolto l’intero mercato delle criptovalute.

Circa 115 milioni di dollari in liquidazioni

Il calo improvviso ha avuto conseguenze anche sul mercato dei derivati.

Secondo i dati riportati da Crypto.news sulla base di CoinGlass, circa 115 milioni di dollari di posizioni long sono stati liquidati nell’arco di una sola ora.

Le liquidazioni forzate possono amplificare i movimenti di prezzo. Quando una posizione con leva non dispone più di margine sufficiente, l’exchange può chiuderla automaticamente, generando ulteriori ordini di vendita.

In una fase già caratterizzata da forte volatilità, questo meccanismo può quindi accelerare il ribasso.

Il petrolio torna sopra i 90 dollari

Uno degli elementi più importanti della giornata riguarda il mercato energetico.

Il Brent è salito fino a circa 94,65 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha superato i 90 dollari.

Gli investitori temono che una nuova escalation nell’area dello Stretto di Hormuz possa mettere sotto pressione le forniture globali di petrolio.

Questa zona rappresenta infatti uno dei principali punti di transito per le esportazioni energetiche provenienti dal Golfo Persico.

Un aumento prolungato del prezzo del petrolio potrebbe avere conseguenze non soltanto sui mercati energetici, ma anche sull’inflazione.

Perché il petrolio può influenzare Bitcoin

L’aumento dei prezzi energetici può complicare il quadro macroeconomico.

Se il petrolio rimane elevato per un periodo prolungato, i maggiori costi energetici possono alimentare le pressioni inflazionistiche. Questo potrebbe rendere più difficile per la Federal Reserve adottare una politica monetaria più espansiva.

Per Bitcoin questo aspetto è particolarmente importante.

Tassi di interesse più elevati tendono ad aumentare l’attrattiva degli asset che offrono un rendimento, mentre possono ridurre la domanda per strumenti più volatili e privi di rendimento diretto, come Bitcoin.

Anche i rendimenti dei Treasury statunitensi sono aumentati durante la fase di tensione, mentre il mercato azionario americano ha registrato nuove vendite.

I mercati globali reagiscono alla tensione

La pressione non ha riguardato soltanto le criptovalute.

Anche le azioni statunitensi hanno registrato una fase negativa, mentre gli investitori hanno rivalutato il rischio di un conflitto più ampio e le possibili conseguenze economiche dell’aumento del prezzo del petrolio.

Bitcoin continua quindi a mostrare una forte sensibilità alle dinamiche della finanza tradizionale.

Durante le fasi di aumento dell’avversione al rischio, BTC può muoversi insieme agli altri asset considerati più speculativi, nonostante venga spesso descritto come una possibile riserva di valore alternativa.

Quali livelli osservare per Bitcoin

Dopo il ribasso, l’area compresa intorno ai 76.500 dollari è diventata un primo livello importante da monitorare.

Una discesa stabile sotto questa zona potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sul prezzo.

Al contrario, un recupero dovrebbe riportare Bitcoin prima sopra i 77.000 dollari e successivamente verso la precedente area di supporto compresa tra 78.000 e 79.000 dollari.

La direzione del mercato potrebbe comunque dipendere soprattutto dall’evoluzione della situazione geopolitica e dai prossimi dati macroeconomici statunitensi.

Geopolitica e Fed restano centrali

Per gli investitori crypto, nelle prossime settimane saranno quindi importanti due elementi.

Il primo è l’evoluzione delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e il loro impatto sul mercato energetico.

Il secondo riguarda la Federal Reserve. Un aumento persistente del petrolio potrebbe alimentare nuove pressioni inflazionistiche e modificare le aspettative sui tassi di interesse.

Bitcoin si trova così al centro di una combinazione complessa di fattori: geopolitica, energia, inflazione, politica monetaria e liquidità globale.

La recente discesa sotto i 77.000 dollari mostra ancora una volta quanto rapidamente questi elementi possano influenzare il mercato delle criptovalute.

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