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Data center AI, progetti per 68 miliardi di dollari bloccati negli USA

Data center AI, progetti per 68 miliardi di dollari bloccati negli USA

Negli Stati Uniti cresce l’opposizione ai nuovi data center: 45 progetti per 68 miliardi di dollari sono stati bloccati o ritardati tra aprile e giugno, mentre aumentano le pressioni su energia, acqua e territorio.

La corsa globale all’intelligenza artificiale richiede sempre più infrastrutture, energia e capacità di calcolo. Negli Stati Uniti, però, l’espansione dei data center sta incontrando una crescente resistenza a livello locale.

Tra aprile e giugno sono stati bloccati o ritardati 45 progetti di data center per un valore complessivo di circa 68 miliardi di dollari, secondo i dati riportati da Data Center Watch. Un segnale che evidenzia come lo sviluppo dell’infrastruttura necessaria all’AI stia diventando una questione non soltanto tecnologica, ma anche economica e territoriale.

Data center sotto pressione negli Stati Uniti

Le nuove strutture richiedono grandi quantità di elettricità, sistemi di raffreddamento e, in molti casi, un significativo utilizzo delle risorse idriche. Proprio questi fattori stanno alimentando le preoccupazioni delle comunità locali.

Circa 30 parlamenti statali hanno introdotto o approvato misure relative alla localizzazione dei data center e al loro consumo di acqua ed energia. In alcune aree le contestazioni iniziano inoltre prima ancora della presentazione formale dei progetti.

Il fenomeno non è marginale. I gruppi locali attivi contro nuovi sviluppi avrebbero raggiunto quota 843 in 49 stati americani. Solo le Hawaii risultano al momento escluse dalla mappa delle opposizioni.

L’espansione dell’AI incontra il limite delle infrastrutture

La crescita dell’intelligenza artificiale sta aumentando rapidamente la domanda di capacità di calcolo. Costruire nuovi data center, tuttavia, significa anche ottenere autorizzazioni, assicurarsi l’accesso alla rete elettrica e trovare territori in grado di sostenere l’aumento dei consumi.

Questo scenario sta rendendo particolarmente interessanti alcune infrastrutture già esistenti. Tra queste figurano anche siti precedentemente utilizzati per il mining di Bitcoin, che possono disporre di collegamenti energetici già autorizzati.

Per gli operatori del settore AI, strutture di questo tipo potrebbero rappresentare un modo per ridurre i tempi necessari per ottenere nuova capacità elettrica, soprattutto nelle aree in cui le connessioni alla rete richiedono anni.

Il problema non riguarda più soltanto gli Stati Uniti

Le contestazioni iniziano intanto ad apparire anche fuori dal mercato americano. Data Center Watch ha rilevato campagne di opposizione in Europa, Australia e Sudafrica, indicando che il confronto sull’impatto delle infrastrutture digitali potrebbe assumere una dimensione sempre più globale.

La questione diventa particolarmente rilevante mentre le aziende tecnologiche aumentano gli investimenti nell’AI generativa. La disponibilità di chip avanzati resta fondamentale, ma energia, territorio, acqua e connessioni alla rete stanno diventando altrettanto importanti per determinare la velocità con cui nuova capacità di calcolo può essere effettivamente installata.

Una nuova variabile per il boom dell’intelligenza artificiale

I 68 miliardi di dollari di progetti bloccati o rinviati mostrano quindi un lato meno visibile della crescita dell’AI: sviluppare modelli sempre più potenti richiede un’espansione fisica dell’infrastruttura digitale.

Se le autorizzazioni diventeranno più difficili e le comunità locali continueranno a opporsi ai nuovi impianti, la disponibilità di energia e di siti adatti potrebbe trasformarsi in uno dei principali colli di bottiglia del settore.

Per investitori e aziende tecnologiche, la capacità di costruire data center potrebbe quindi diventare importante quasi quanto lo sviluppo dei modelli AI stessi.

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