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Inflazione USA al 3,7%: Bitcoin e oro scendono, la Fed valuta nuovi rialzi

Inflazione USA al 3,7%: Bitcoin e oro scendono, la Fed valuta nuovi rialzi

L'inflazione USA sale al 3,7% a settembre 2026, superando le attese. Bitcoin scende sotto 83.000 dollari e l'oro perde terreno, mentre aumentano le probabilità di un rialzo dei tassi Fed.

L'inflazione negli Stati Uniti torna ad accelerare e provoca una reazione immediata sui mercati finanziari. Secondo i dati pubblicati il 14 ottobre dal Bureau of Labor Statistics, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) è aumentato del 3,7% su base annua a settembre 2026, superando le previsioni degli analisti, ferme al 3,6%.

La pubblicazione ha innescato vendite su Bitcoin e oro, mentre gli investitori hanno rivisto le aspettative sulle prossime decisioni della Federal Reserve. Un'inflazione più persistente potrebbe infatti costringere la banca centrale americana a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.

L'inflazione americana supera le aspettative

Il dato di settembre segna un'accelerazione rispetto al 3,4% registrato ad agosto. Su base mensile, i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,6%, dopo il rialzo dello 0,4% del mese precedente.

Anche l'inflazione core, che esclude alimentari ed energia, ha sorpreso gli analisti: il dato annuale è salito al 2,6%, contro il 2,5% previsto e il 2,4% di agosto.

La componente energetica ha avuto un ruolo importante nell'accelerazione. A settembre i prezzi della benzina sono aumentati del 9,1% rispetto al mese precedente, contribuendo per oltre la metà all'incremento mensile dell'indice generale.

Il rincaro dell'energia riflette le tensioni che continuano a interessare il mercato petrolifero internazionale, con conseguenze sui costi di trasporto e sulle prospettive inflazionistiche.

Bitcoin scende sotto gli 83.000 dollari dopo il CPI

Il mercato delle criptovalute ha reagito rapidamente alla pubblicazione dei dati americani.

Secondo le quotazioni Binance riportate da TradingView, Bitcoin è passato da circa 83.860 dollari a un minimo di 82.731 dollari nei cinque minuti successivi all'annuncio delle 8:30, ora di New York.

Successivamente BTC ha recuperato parzialmente terreno, stabilizzandosi intorno a 83.125 dollari nella prima fase successiva alla pubblicazione.

La reazione evidenzia quanto Bitcoin rimanga sensibile alle aspettative sulla politica monetaria statunitense. Tassi d'interesse più elevati tendono a rendere più attraenti le obbligazioni e gli strumenti finanziari che offrono rendimenti, riducendo potenzialmente l'interesse per gli asset più volatili.

Per il mercato crypto, il problema non riguarda soltanto il costo del denaro. Una Federal Reserve più restrittiva può influenzare la liquidità disponibile, la propensione al rischio degli investitori e i flussi verso gli ETF Bitcoin.

Anche l'oro perde terreno dopo i dati americani

La sorpresa inflazionistica ha colpito anche il mercato dei metalli preziosi.

Nei minuti successivi alla pubblicazione, l'oro è sceso da circa 4.153 a 4.117 dollari per oncia, mostrando una reazione negativa simile a quella di Bitcoin.

Sebbene l'oro venga tradizionalmente considerato un bene rifugio, il suo prezzo può diminuire quando aumentano i rendimenti obbligazionari e si rafforza il dollaro.

Il metallo prezioso non genera interessi. Di conseguenza, quando i titoli di Stato americani offrono rendimenti più elevati, il costo opportunità di detenere oro aumenta.

Questo meccanismo aiuta a spiegare perché, almeno nella reazione iniziale, sia Bitcoin sia l'oro abbiano perso valore nonostante il dato sull'inflazione più elevato.

La Federal Reserve potrebbe alzare i tassi a ottobre?

Il rapporto sull'inflazione arriva in un momento particolarmente delicato per la politica monetaria americana.

A settembre la Federal Reserve aveva aumentato il proprio intervallo obiettivo sui tassi di interesse al 3,75%-4,00%. La prossima riunione del Federal Open Market Committee è prevista per il 27 e 28 ottobre.

Prima della pubblicazione del CPI, gli operatori attribuivano maggiori probabilità a un ulteriore rialzo a dicembre piuttosto che durante la riunione di ottobre.

Il dato superiore alle attese ha modificato rapidamente queste aspettative. Secondo le rilevazioni di mercato successive alla pubblicazione, la probabilità implicita di un aumento dei tassi a ottobre è salita sensibilmente, avvicinandosi al 45%.

Si tratta comunque di probabilità ricavate dai prezzi dei contratti finanziari, non di decisioni già prese dalla Federal Reserve.

La banca centrale dovrà valutare se l'accelerazione dell'inflazione rappresenti un fenomeno temporaneo, legato soprattutto all'energia, oppure un segnale di pressioni più diffuse sull'economia.

Il dollaro e i Treasury diventano decisivi per i mercati

La pubblicazione del CPI ha provocato movimenti anche sul mercato obbligazionario statunitense.

I rendimenti dei Treasury sono aumentati dopo il dato, riflettendo la possibilità che i tassi rimangano elevati più a lungo.

Il rendimento dei titoli a due anni, particolarmente sensibile alle aspettative sulla Federal Reserve, è salito di circa 12 punti base nelle prime reazioni di mercato. Anche il rendimento decennale ha registrato un incremento.

Per gli investitori in Bitcoin, la direzione dei Treasury rappresenta un indicatore importante. Rendimenti crescenti possono aumentare la pressione sugli asset rischiosi, mentre un loro eventuale calo potrebbe contribuire a migliorare il sentiment.

Il dollaro statunitense costituisce un altro elemento da monitorare. Una valuta americana più forte può creare condizioni meno favorevoli per le materie prime e per gli investimenti denominati in dollari.

Petrolio e tensioni geopolitiche complicano il quadro

Una parte significativa dell'accelerazione inflazionistica è collegata ai prezzi energetici.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i rischi per le rotte commerciali del Golfo continuano a influenzare il mercato petrolifero internazionale.

Quando il petrolio aumenta, gli effetti possono estendersi ai carburanti, alla logistica e ai costi di produzione delle imprese.

Per la Federal Reserve questo rappresenta un problema complesso: un aumento dei prezzi causato da uno shock energetico può ridurre il potere d'acquisto delle famiglie e contemporaneamente mantenere elevata l'inflazione.

Il rischio è che una politica monetaria più restrittiva finisca per esercitare ulteriore pressione sulla crescita economica.

Cosa osservare nelle prossime settimane

Il dato CPI di settembre rende la riunione della Federal Reserve di fine ottobre uno degli appuntamenti più importanti per i mercati finanziari.

Gli investitori seguiranno soprattutto l'evoluzione delle aspettative sui tassi, i rendimenti obbligazionari, il dollaro e le nuove indicazioni sull'inflazione.

Per Bitcoin, la discesa sotto gli 83.000 dollari rappresenta una prima reazione al dato macroeconomico, ma non permette da sola di stabilire la direzione delle prossime settimane.

Molto dipenderà dalla capacità del mercato di assorbire le vendite e dall'eventuale ritorno della domanda istituzionale.

L'oro dovrà invece confrontarsi con due forze opposte: la domanda di protezione dall'incertezza economica e la pressione esercitata da rendimenti reali più elevati.

Il messaggio dei dati di settembre è chiaro: l'inflazione americana rimane un fattore centrale per i mercati globali e la possibilità di nuovi rialzi dei tassi è tornata concretamente al centro delle valutazioni degli investitori.

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